Che Clint Eastwood migliori con l’età è un clichè ormai noto, ma è la pura verità. Innanzi tutto nasce in uno dei migliori vitigni del cinema italiano, tutta quella cricca di “comunisti” che sono Leone, Gian Maria Volontà e Morricone. Poi si trasferisce, ancora acerbo, in America, in cui l’unica cosa che lo distingue dai personaggi precedenti è l’assenza del sigaro. L’uva giunge infine a giusta maturazione (The Unforgiven), ma di vino si può iniziare a parlare solo dopo Mistyc River. Il vino, si sa, va fatto invecchiare. E invecchiando migliora (Changeling), migliora (Milion Dollar Baby) e migliora (Lettere da Iwo Jima). Insomma, un chianti dei colli Senesi non saprebbe fare di meglio.
C’è una chicca però, non tutti la sanno, ma è importante. Il vino va fatto decantare e decantandolo può cambiare un po’ il suo sapore, il gusto finale può sorprendere. E “Gran Torino” non è certo come me lo aspettavo, “Gran Torino” mi ha sorpreso.
Sono entrato in sala sapendo poco e niente (gran modo di vedere i film), mi avevano detto “pare sia bello, un film sul razzismo…lui si aggira con un Garand”. Fine.
Il personaggio è sempre quello, lo stesso vecchio di sempre (anche se ogni tanto se ne esce con delle facce da pazzo niente male). La cosa che stupisce è l’ironia, che mai ti aspetteresti da uno come Clint Eastwood. Un’ironia inserita in una storia apparentemente leggera di amicizie impossibili. In realtà una storia molto cruda in certi punti, che sa ben cogliere le situazioni paradossali dei sobborghi americani. Insomma, Gran Torino: 9 pieno.
Next Stop: film su Nelson Mandela, interpretato da…, vi do un aiuto: l’ultimo figlio di Clint Eastwood si chiama Morgan Eastwood.
P.S.:Clint Eastwood ha deciso di andare in pensione da attore concludendo in bellezza, con un film diretto, prodotto, interpretato e cantato da se stesso. Per la canzone finale si è pure beccatola nomination ai Golden Globe.

Premessa: io credo che siamo tutti d’accordo nel dire che se togliamo il potere di veto su una legge al presidente della Repubblica passiamo, con molta nonchalance, in dittatura. Al massimo a una monarchia elettiva. Sicuramente però non parliamo più di democrazia. Quando la maggioranza decide senza che un garante possa mettere in discussione la costituzionalità di una legge, la democrazia diventa acqua passata. Un felice ricordo.
Tempo di crisi. Tempo di tagli.


