Il Divo

Don Mario (confessore di Andreotti): “De Gasperi e Andreotti andavano in chiesa insieme, ma non facevano la stessa cosa. De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete

Giulio Andreotti: “I preti votano, Dio no

Per essermi piaciuto, mi è piaciuto. Il problema da capire è quanto mi sia piaciuto? Molto, tanto o troppo? Non è un genere di film che puoi commentare con un “si, non male”. O lo adori o lo detesti. Sono rare terze vie.

Ti prende e ti scaraventa nell’Italia anni ’90, con una precisione quasi enciclopedica, tant’è che il film si apre con un “glossario italiano” che definisce vari termini della politica nostrana. I personaggi sono talmente simili da essere quasi grotteschi, con movimenti molto accentuati, troppo accentuati.

La storia parte dall’inizio del VII governo Andreotti (Toni Servillo) per poi accelerare, saltare, rallentare e tornare indietro. Diciamo che bisogna conoscerla (un minimo) la storia italiana per stargli dietro. Quantomeno esula decisamente dal solito film italiano un po’ statico, anzi, anchilosato direi.

Si parla di Andreotti dunque, ma anche di tutti quelli che gli ronzarono attorno per qualche tempo. Da tutta la corrente andreottiana della DC fino ad arrivare a Totò Riina (come se la distanza fosse molta) passando, ovviamente, per Aldo Moro. Il divo Giulio è rappresentato come una sorta di Belzebù, una macchina impenetrabile che assolve ogni suo compito. Rari sono i momenti di umanità, diciamo nessuno, forse uno solo, a casa con la moglie a guardare la televisione. L’unica volta che prende fiato. La cosa che mi chiedo è se un pubblico straniero riesca a seguire questo film. Vero è che a Cannes è piaciuto, vorrà dire pur qualche cosa.

Per concludere, la colonna sonora merita. Molto ironica.

Giuseppe Ciarrapico (Aldo Ralli), Franco Evangelisti (Flavio Bucci), Paolo Cirino Pomicino (Carlo Buccirosso), Vittorio Sbardella (Massimo Popolizio) e Salvo Lima (Giorgio Colangeli).

La Corrente, da sinistra: Giuseppe Ciarrapico (Aldo Ralli), Franco Evangelisti (Flavio Bucci), Paolo Cirino Pomicino (Carlo Buccirosso), Vittorio Sbardella (Massimo Popolizio) e Salvo Lima (Giorgio Colangeli).

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